AIFI Associazione Italiana Fisioterapisti Regione Veneto
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INCONTRO STRAORDINARIO DEI FISIOTERAPISTI LIBERO PROFESSIONISTI DELLA REGIONE VENETO

SABATO 21 OTTOBRE presso il Colleggio Universitario Don Mazza, via dei Savanarola 176 PADOVA dalle ore 15,00 alla 17,00

Perché un’Assemblea straordinaria dei liberi professionisti del Veneto?

Perché siamo probabilmente ad un nuovo bivio importante sul percorso accidentato della nostra professione e riteniamo giusto che debbano essere i protagonisti della vicenda a prendere in mano la questione.

Farò un po’ di cronistoria della vicenda partendo paradossalmente dal finale: la Regione Veneto ha definito gli standard per tutte le strutture sanitarie operanti nel Veneto stabilendo, per quanto ci riguarda, che l’uso da parte del fisioterapista di elettromedicali e terapia fisica comporta l’obbligo di richiesta di autorizzazione. La vicenda, in verità sempre stata al centro di incertezze e problematiche, parte nel 2002 con la legge regionale 22, nata con la nobile finalità di mettere ordine nella sanità regionale. MA è solo nel 2004 che casualmente, a seguito di richieste di apertura contrastata di studi professionali, comincia ad emergere il problema, più o meno allo scadere dei tempi per mettersi in regola con la normativa. L’AIFI Veneto, forte dei risultati legislativi ottenuti in anni di battaglie, intravvede allora in questa iniziativa un subdolo tentativo di imbavagliare il fisioterapista a vecchi sistemi di subalternità e riesce ad intervenire durante uno dei vari incontri ottenendo l’applicazione dell’autorizzazione solo nel caso che l’uso di elettromedicali comportasse un reale rischio per i pazienti. Successivamente l’AIFI Veneto, coinvolta dall’ARSS VENETO a un tavolo tecnico che doveva individuare gli elettromedicali che potessero erogare prestazioni pericolose (gli stessi apparecchi che entrano selvaggiamente in tutte le case senza alcun criterio e capacità d’uso e che vengono usati da estetiste e praticoni), si dà strenuamente da fare ottenendo rinvii, richiedendo a lungo risposte definitive e ricevendo silenzi. L’ARSS VENETO, non avendo ottenuto nessun risultato, su decisione unilaterale, senza supporto di norma che ne giustificasse la misura, adotta un atto di fatto discriminatorio e vessatorio, dove inibisce l’uso degli elettromedicali ai fisioterapisti che non avessero accettato di sottostare all’istituto dell’autorizzazione. A condizionarci ulteriormente si aggiunge una delibera regionale da applausi, in data 16 agosto (crediamo sia una data da Guinness), che obbliga anche i Medici all’autorizzazione in caso di uso di elettromedicali (anche se gli elettromedicali utilizzati abitualmente dai medici hanno una componente diagnostica e sono diversi da quelli utilizzati dai fisioterapisti), legandoci di fatto le mani pesantemente. Finalmente la regione Veneto ci risponde con una lettera tardiva, insufficiente, arbitraria e vessatoria che così, in conclusione, declama: “Alla luce di quanto illustrato si desume che tutti gli studi di fisiokinesiterapia che utilizzano apparecchiature elettromedicali sono soggetti al percorso autorizzativi come previsto dalla L.R.22/2002 e D.G.R.V. 2419/2004 applicativa di quest’ultima e, pertanto, si invitano le rispettive associazioni a rendere noto tali disposizioni a tutti i professionisti loro associati che non abbiano ottemperato alla presentazione della domanda di autorizzazione ricordando che sono tuttora in vigore le disposizioni sanzionatorie previste dagli art. 193-194 del R.D. del 27 luglio 1934 n. 1265.”. 

Che fare dopo questa “sentenza”?

La Direzione dell’AIFI Veneto, nonostante l’impegno profuso non può che prendere atto dell’attuale indisponibilità dell’ARSS rispetto a una soluzione equilibrata che sappia effettivamente garantire i cittadini senza ledere il legittimo diritto di stabilimento dei fisioterapisti e in considerazione alla situazione createsi ha ritenuto importante intraprendere tre iniziative:

  • a)Dare l’informazione ai colleghi (come richiesto dall’ARSS VENETO) in merito al rischio di inibizione per mancata attivazione dell’autorizzazione a quegli studi che praticano la terapia fisica. 
  • b)Riunire i Liberi Professionisti, i diretti interessati, al fine di decidere una condotta comune e consapevole. Pur con tutte le sfumature del caso e le ipotesi più varie si tratterà di scegliere tra piegarsi passivamente alle normative imposte o rifiutare l’imposizione regionale (per esempio attivando in modo coordinato determinati comportamenti di puntualizzazione rispetto alle procedure di autorizzazione oppure rischiando un contenzioso legale che necessariamente è individuale)
  •  c)Intraprendere una diverso livello di trattativa politica per superare l’attuale impasse (azione la cui efficacia è legata al punto b). In allegato vi sottoponiamo in modo analitico, non esaustivo, la serie di incongruenze presenti nel progetto della Regione Veneto, tra cui la mancata definizione dei requisiti strutturali ed organizzativi specifici degli studi professionali e la pretesa di applicare quelli delle strutture complesse (sul piano organizzativo, strutturale e tecnologico), come gli ambulatori. Vi lascio con un quesito: se oggi la terapia fisica in quanto comporta “un rischio in se” (come tutte le cose di questo mondo) e quindi necessità di autorizzazione, chi può escludere che domani con le medesime motivazioni di “rischio in se” la Regione si trovi suo malgrado costretta anche in questo caso nell’obbligo di attivare la procedura autorizzativa, magari individuando nell’ambulatorio la sede minima in cui espletare tale attività. e con un altro colpo di mano non facciano rientrare nella complessità anche la kinesi?

E’ il caso di parlarne seriamente in tanti e dare un importante segno di coesione, consapevolezza e responsabilità.

Arrivederci dunque al 21 Ottobre alle ore 15, presso il Colleggio Universitario Don Mazza, via dei Savanarola 176.

In quell’occasione verranno illustrate anche le questioni ORDINE PROFESSIONALE e DECRETO 1 SEPTIES. 

Ft. Giulano Feltre
Resp. Uff. Libera Professione AIFI Veneto


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